Lords of Waterdeep, recensione ed unboxing

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Le vie di Waterdeep sono sempre molto affollate

Le vie di Waterdeep sono sempre molto affollate

Lords of Waterdeep è un gioco da tavolo per 2-5 persone ed una partita dura al massimo un’oretta e mezza. E’ un gioco che ho inseguito a lungo. Un po’ perchè per un periodo è stato difficile da trovare, un po’ perchè ero incerto sull’acquisto. Il motivo è legato alla mia lunga esperienza come giocatore di ruolo e come master. Waterdeep è una delle città principali dei Forgotten Realms una delle ambientazioni più famose di D&D. La stessa di Neverwinter e delle avventure di Drizzt narrate da R.A. Salvatore, tanto per capirci. Sono sempre restio a comprare giochi da tavolo ispirati ai giochi di ruolo perchè ho paura che non reggano il confronto. Lords of Waterdeep ha completamente evitato questo pericolo perchè della città dei Reami Dimenticati ha preso solo l’ambientazione. Infatti il gioco è un solido worker placement tedesco con innestate sopra un paio di meccaniche tipicamente americane. Il mix è sicuramente riuscito.

Ogni giocatore gestisce una delle cinque fazioni disponibili, che differiscono tra loro solo per il colore ed il nome, e segretamente rappresenta uno dei signori che governano la città. Le carte “Lord of Waterdeep” sono molte di più dei giocatori al tavolo e questo garantisce una discreta variabilità di questo primo aspetto. In sostanza si tratta di premi che il giocatore riscuote a fine partita se è riuscito a portare a termine un certo tipo di quest. Le quest sono il motore del gioco. Portando a termine le imprese si guadagnano risorse e punti vittoria. Anche in questo caso le quest sono molte di più del necessario e quindi ancora variabilità e longevità.

Le carte intrigo creano più di un problema ai nostri avversari

Le carte intrigo creano più di un problema ai nostri avversari

Il gioco si svolge nella città di Waterdeep, ben rappresentata sul board, nella quale si muovono i nostri scagnozzi che vanno in giro a fare il lavoro sporco per noi. La città è divisa in varie location, ognuna delle quali fornisce un certo tipo di risorsa ed ha un certo numero di posti per ospitare gli scagnozzi. Durante il suo turno un giocatore deve piazzare uno scagnozzo e può risolvere una quest. Le risorse che si ottengono sono: guerrieri, chierici, ladri, maghi, carte quest, soldi e carte intrigo. Le quest sono tematiche, se si tratta di un problema che va risolto con la forza è probabile che ci servano molti guerrieri, mentre se dobbiamo trafugare una reliquia sarà indispensabile avere un manipolo di ladri al nostro servizio.

Ci sono tre location particolari. La taverna dove andiamo a prendere nuove quest, il porto dove si giocano le carte intrigo e la gilda dei costruttori dove possiamo costruire dei palazzi. Le carte intrigo permettono di mettere i bastoni tra le ruote ai nostri avversari oppure di approviggionarci di risorse in maniera non del tutto limpida. In particolare sono divertenti le mandatory quest che sono delle imprese che il giocatore deve compiere per salvaguardare la città e che danno pochissimi punti vittoria. Le mandatory quest hanno una particolarità. Possono essere assegnate solo ad un avversario e costui dovrà obbligatoriamente completare la quest e solo dopo potrà riprendere con i propri complotti. La gilda dei costruttori, invece, ci permette di costruire dei palazzi pagando in moneta sonante. Questi palazzi andranno ad aggiungersi alle location base del gioco e forniranno nuove opzioni di scelta. I palazzi, però, hanno una particolarità. Il giocatore che li costruisce ne detiene la proprietà e quando gli altri giocatori li usano può incassare una ricompensa.

Il gioco dura otto turni al termine dei quali si conteggiano i punti fatti con il “potere” del Lord nascosto ad inizio gioco, con gli avventurieri presenti nella nostra taverna e con i soldi che abbiamo in cassa. Si sommano a quelli conseguiti con le varie quest e si determina il vincitore.

Una partita a quattro giocatori mette un bel po' di roba sul tavolo

Una partita a quattro giocatori mette un bel po’ di roba sul tavolo

Lords of Waterdeep mi è piaciuto, perchè è un bel gioco e perchè conosco bene l’ambientazione. Tutte le descrizioni delle varie carte non possono non riportarmi alla mente tante storie passate. L’ambientazione si sente anche se non si è mai giocato a D&D. Il gioco ha molte strade per arrivare alla vittoria e l’interazione tra i giocatori non si limita a rubarsi le location l’uno con l’altro. La componentistica è buona ed il regolamento è veramente molto semplice, si spiega in pochi minuti. La dipendenza dalla lingua esiste e difficilmente si potrà mai avere una versione in italiano, per cui chi vuole giocarci dovrà fare uno sforzo. In realtà la grafica è esplicativa, il problema lingua si presenta solo con le carte.

Ci sono un paio di pecche.A mio avviso non scala benissimo in 2-3 persone perchè c’è la possibilità di recuperare sempre le quest che ci servono per massimizzare l’abilità del nostro lord. In 4-5 giocatori, invece, la lotta diventa più selvaggia. Ed in seconda battuta c’è da dire che per certi versi può risultare un po’ meccanico, ma è un difetto che hanno molti se non tutti i giochi che sfruttano la meccanica del worker placement. Il gioco si trova in giro anche se con un po’ di difficoltà. In genere il prezzo è tra i 50 ed i 55 euro, ma si possono anche trovare delle occasioni. Io ve lo consiglio e comprerò sicuramente anche l’espansione Scoundrels of Skullport. Chi non vuole investire 50 euro al buio può sempre provare la versione per iPhone e iPad di Lords of Waterdeep che riproduce fedelmente il gioco da tavolo. Per chi volesse dei worker placement un po’ diversi può dare un’occhiata a Spyrium e Village. Sulla pagina di Facebook di Giochi e Giocatori trovate una photogallery dedicata a Lords of Waterdeep. Buona Visione e Buon Gioco.

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10 commenti

  1. Scusami,ma perchè non verrà tradotto in italiano?lo sto aspettando già da un po! 🙁

    • Che io sappia ci ha provato la Asterion ma le richieste, in termini di tiratura, fatte dagli americani sono fuori mercato per l’Italia. Nel senso che per dare i diritti per la traduzione pretendono che vengano stampate un numero tale di copie che in Italia non si venderebbero mai. Non so se qualche altra casa editrice ci ha provato, ma non mi risulta. Se sai qualcosa diccelo 🙂

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