In the Year of the Dragon, recensione e unboxing di uno dei primi successi di Stefan Feld

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In the Year of the Dragon è uno dei primi successi di Stefan Feld

In the Year of the Dragon è uno dei primi successi di Stefan Feld

In the Year of the Dragon è un gioco da tavolo per 2-5 persone ed è una delle prime creazioni di Stefan Feld che è attualmente considerato uno dei migliori game designer del mondo. Il gioco è ambientato in Cina intorno all’anno mille e i giocatori sono dei governatori che hanno l’obiettivo di compiacere l’imperatore con il loro lavoro. Nonostante In the year of the Dragon sia un gioco del 2007 è ancora molto attuale, la prova sono le vostre richieste nel post di commento a Lucca Comics and Games. La durata di una partita si può assestare tranquillamente intorno all’ora di gioco, si tratta quindi di un gioco che si situa in quell’area tra i filler ed i giochi più lunghi e complessi. Le meccaniche di gioco, come è nello stile di Feld, sono molto eleganti.

Ogni giocatore gestisce una serie di palazzi in cui può arruolare vari personaggi che gli forniscono diverse abilità che permettono al signorotto locale di risolvere le problematiche che gli si presentano durante l’anno di gestione dei suoi possedimenti. L’anno del Dragone appunto. I personaggi sono giovani o anziani, quelli giovani hanno meno esperienza ma più forza, gli anziani viceversa. L’esperienza si usa quando bisogna mettere in pratica un’azione, mentre la forza serve per andare avanti sul percorso delle persone che stabilisce il turno di gioco. Scegliere prima degli altri, come vedremo, è un grande vantaggio durante una partita di In the Year of the Dragon. I personaggi sono nove, solo a sette di essi sono abbinate delle azioni. Le cortigiane ed i monaci servono solo a guadagnare punti durante il gioco oppure alla fine della partita.

Ogni turno, dodici in tutto uno per mese, sono abbinate quattro fasi

Azione
Persona
Evento
Punteggio

La fase azione è molto particolare. Ci sono sette tessere, una per ogni azione, che vengono divise in gruppi. Si fa un gruppo per ogni giocatore secondo uno schema fisso. Ad esempio con quattro giocatori si faranno quattro gruppi, tre da due tessere e uno con una sola tessera. In ordine di gioco il giocatore può scegliere il gruppo all’interno del quale effettuare la sua azione. Se si sceglie un gruppo dove è già presente un giocatore allora si pagano tre monete, il denaro non è una risorsa facilmente accessibile. Una volta che tutti hanno scelto la propria azione possono svolgerla. In genere l’azione serve a procurare delle risorse o degli avanzamenti. Il numero delle risorse e degli avanzamenti dipende dall’esperienza dei personaggi, presenti nei propri palazzi, abbinati a quell’azione. Ad esempio se faccio l’azione riso e nei miei palazzi ho due coltivatori, un giovane ed un esperto, raccoglierò quattro unità di riso. Una per la tessera, una per il giovane e due per l’esperto.

Le carte persona di In the year of the Dragon

Le carte persona di In the year of the Dragon

Si passa poi alla fase persona. Ogni giocatore ha undici carte persona, uguali per tutti, che raffigurano i nove tipi di personaggi disponibili in gioco e due personaggi jolly. Ad ogni turno se ne deve giocare una e assumere un personaggio, se disponibile, da portare nei propri palazzi. L’assunzione del personaggio fa avanzare il nostro segnalino sul percorso persona di tanti spazi quant’è la forza del personaggio stesso. I personaggi sono risorse finite e quindi c’è un po’ di concorrenza e conviene saper scegliere bene i propri personaggi in concomitanza degli eventi che stanno per arrivare.

Gli eventi sono una sorta di scadenza mensile che i giocatori devono superare. I primi due mesi sono di pace e quindi non succede niente, servono in sostanza a prepararsi a quella che dal terzo al dodicesimo mese sarà una vera e propria escalation di mazzate. Carestie, epidemie, invasioni dei mongoli, visite dell’Imperatore con tanto di spese, festeggiamenti a base di fuochi d’artificio e altro ancora. Per far fronte a questi eventi bisognerà avere soldi, riso, fuochi d’artificio, soldati, medici e quant’altro. Niente affatto facile. Se non si riesce a fronteggiare un evento si perdono risorse, personaggi, palazzi e soldi.

L’ultima fase del turno è quella del punteggio. Si conteggiano il numero di palazzi, le cortigiane ed i privilegi imperiali acquisiti. Si va avanti così fino alla fine dell’anno quando si conteggeranno anche le persone assunte nei palazzi, i bonus dei monaci e le monete fino a determinare il vincitore e nuovo favorito dell’imperatore. In the Year of the Dragon è tutto qui.

In the Year of the Dragon setup per una partita a quattro persone

In the Year of the Dragon setup per una partita a quattro persone

In the Year of the Dragon è un bel gioco. Se siete amanti di Stefan Feld vi piacerà di sicuro, se però siete in cerca di un gioco da tavolo che vi stupisca sullo stile di Castles of Burgundy, Trajan o anche il recente Bora Bora allora resterete delusi. Qui siamo davanti ad un filler profondo e divertente ma ben lontano dai migliori titoli dell’autore tedesco. Le meccaniche sono semplici ed a prova di paralisi da analisi, l’interazione è solo di tipo indiretto e si limita alla scelta dei personaggi e delle azioni. Poca Roba. La componentistica è di buon livello. L’ambientazione è piuttosto relativa anche se i palazzi stile pagoda fanno la loro bella figura. La longevità è alta, gli eventi vengono sorteggiati ad ogni partita, ed è difficile quindi farsi una tattica vincente predefinita. In definitiva se riuscite a trovare la versione tedesca, il gioco è indipendente dalla lingua ed il regolamento in italiano si trova sulla Tana dei Goblin, a 25-27 euro prendetelo senza dubbio, se invece dovete ripiegare sulla versione inglese che costa un po’ di più allora dipende dai vostri gusti e da quanto vi piace Stefan Feld. Se siete alla ricerca di giochi che si attestino sulla stessa durata ma con meccaniche differenti date uno sguardo a Seasons oppure a Legacy: the Testament of the Duke de Crecy. Sulla pagina Facebook di Giochi e Giocatori trovate una photogallery dedicata a In the Year of the Dragon. Buona Visione e Buon Gioco.

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5 commenti

  1. E’ una esperienza di gioco originale, considerando che a differenza dei gestionali tradizionali, dove parti con poco e finisci con mille possibilità e combo, qui parti “normale” e finisci poveretto… dopo aver resistito a mille insidie. Anche solo per questo vale la pena averlo.

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