Play 2016: opinioni, commenti e giochi portati a casa

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Eccoci, Play 2016 è stata un successo in termini di partecipazione ed in termini prettamente numerici. Non ho idea di come siano andate le vendite per i vari editori ma visto l’affollamento sono ottimista in tal senso. Play 2016 è un successo, viva Play? In linea di massima sì, ma ci sono comunque delle considerazioni da fare. Play, per chi partecipa con l’intento di seguire tutto e di informare chi resta a casa, è troppo breve. Due giorni potevano andare bene quando l’affluenza era minore e bene o male le attese erano brevi o nulle. Avendo la necessità di provare ogni singola nuova uscita, o almeno quelle più interessanti, è estremamente difficoltoso fare tutto. Non sono a conoscenza delle problematiche legate all’utilizzo degli spazi della Fiera di Modena quindi non posso scendere nei particolari, ma un terzo giorno sarebbe graditissimo. Strettamente legato a questo è anche il secondo problema che ho riscontrato. Rispetto alle edizioni precedenti la gestione degli accrediti stampa è molto migliorata, ma resta ancora una pecca. A Lucca ed Essen la stampa ha ingressi privilegiati o a parte. Per Play 2016, la domenica, pur arrivando con un anticipo di 20-30 minuti sull’apertura delle porte ho dovuto fare la fila che a quell’ora era già bella cospicua. Se entro con 10-15-20 minuti di ritardo rispetto all’apertura diventa tutto più difficoltoso. Chi ci perde? Io che non ho potuto fare bene il mio lavoro, gli editori che non ho potuto visitare o i cui giochi non ho potuto provare ed ovviamente la manifestazione che perde copertura. Spero che per Play 2017 ci possa essere un accesso a parte per gli accrediti stampa.

Passiamo alla parte più divertente, i giochi che ho potuto provare. Vado in ordine di stand che ho visitato. Per i motivi di cui sopra non ho potuto provare nessun gioco di Red Glove e dV Giochi, mi farò perdonare in futuro. Ho cominciato con lo stand Asterion Press. Ho provato due dei titoli più attesi: Ashes Rise of the Phoenixborn e Zombicide Black Plague. Ashes è il classico gioco di carte che crea dipendenza, si può giocare fino a quattro giocatori ma a mio avviso è stato pensato ed è perfetto per le sfide 1 vs 1 e per i tornei. Le meccaniche mi sono sembrate ben oliate, veloci da apprendere e capaci di creare situazioni di gioco piuttosto varie. La gestione delle risorse, mana, con i dadi e il mazzo di creature da evocare da cui si sceglie e non si pesca hanno aumentato la strategia e diminuito l’incidenza della fortuna. Ci sono tre copie di ogni carta nel mazzo ed essendo il mazzo ridotto non si passa la partita a sperare che esca quella particolare carta. Incide molto di più la gestione dei dadi. L’impressione iniziale è stata molto buona, approfondirò in fase di recensione.

Black Plague ha migliorato la componentistica di Zombicide, le schede giocatore in plastica sono uno spettacolo, ed ha eliminato alcuni problemini del gioco classico. A questo possiamo aggiungere l’ambientazione fantasy che inserisce incantesimi ed armi classiche a quelle moderne ed improvvisate del gioco classico. Ho giocato una partita a cinque giocatori con uno scenario introduttivo e la partita è stata divertente e veloce. Personalmente personalmente preferisco nani ed elfi alle signorine discinte dei diner. Se ancora non avete comprato Zombicide è un’ottima occasione per entrare nel vortice.

Dopo lo stand della Asterion Press ho visitato quello della Ghenos Games. Essendo praticamente impossibile provare le novità appena uscite mi sono dedicato ai prototipi. Il primo che ho provato è stato Chimere. E’ un gioco molto veloce che ha come obiettivo quello di comporre quattro chimere, una per ogni stagione. Ogni chimera è formata da tre parti: testa, corpo e coda. Ci sono tre pile di tile da cui i giocatori pescano in tempo reale le varie parti delle chimere. C’è uno token centrale che stabilisce, con una meccanica simile a Smallworld, quali sono le caratteristiche che le chimere devono avere in ogni stagione. Quindi la pesca in tempo reale si fa cercando di soddisfare queste caratteristiche, tenendo conto che è possibile anche piazzare dei tile sulle chimere avversarie il gioco è servito. Alla fine del turno si calcolano i punti e poi si passa ad una fase di storytelling in cui bisogna convincere gli altri che una delle proprie chimere è la più strana o bella o simpatica o altro. Una fase che secondo me è totalmente slegata dal gioco e che spero venga eliminata in fase di testing.

Sempre allo stand Ghenos ho potuto provare il prototipo di Lancillotto il nuovo gioco di Mario Papini che verrà pubblicato dalla Ergo Ludo Editions in occasione di Lucca Comics and Games 2016. La cover esclusiva la trovate qui di seguito. Il gioco è in pieno stile Papini, i giocatori devono diventare il nuovo primo cavaliere e far innamorare Ginevra. Il board ha una serie di stazioni che servono ad accumulare risorse, compiere imprese, conquistare oggetti mitici e molto altro. Mi ha colpito molto la meccanica del movimento che cambia di stazione in stazione. Sarà di sicuro uno dei miei acquisti non appena uscirà, se vi sono piaciuti gli altri giochi di Papini adorerete anche Lancillotto. Spero in una bella grafica per il board.

Mario Papini con la cover di Lancillotto

Mario Papini con la cover di Lancillotto

Terzo step allo stand Giochix che era un po’ isolato dagli altri. Purtroppo l’editore romano ha deciso anche per Play 2016 di non allestire dei tavoli dimostrativi dei titoli in uscita come ad esempio Lord of the Ice Garden. Era possibile provare solo due prototipi ed ho scelto Virus di Michele Quondam. Il gioco è una sorta di dungeon crawler moderno. Sono i giocatori a comporre il dungeon con le loro esplorazioni e posizionare le tessere non è un esercizio puramente esplorativo, infatti le tessere dungeon servono anche a realizzare combinazioni che producono risorse o fanno apparire indizi su dove si trova l’antidoto che è l’obiettivo finale della partita. I mostri vengono mossi da una IA molto particolare e le varie tipologie di risorse possono avere molteplici utilizzi. Peculiare la modalità di combattimento. C’è un miniboard con una scacchiera di bersagli rotondi su cui dobbiamo far piovere i nostri cubetti proiettili/risorse. A seconda di come cadranno produrranno un numero di successi che serviranno per salvarci la pelle. Il dungeon sarà arricchito da miniature di ogni genere e anche da strutture 3D. Per Virus ci sarà a breve una campagna su Giochistarter.

Quarto step lo stand Uplay dove ho provato Il Club degli Spendaccioni. Il gioco era in vendita anche allo stand della Cranio Creations. Premesso che non ho mai giocato Last Will, ho trovato questo worker placement molto piacevole e vario. L’idea di doversi rovinare per vincere il gioco è molto divertente, la grafica è simpatica e le situazioni di gioco sono molto varie. Il setup è un filo lungo ma il gioco scivola via molto velocemente e si fa apprezzare sia dai giocatori più esperti che da quelli con meno partite alle spalle. In sostanza con ogni lavoratore si portano a casa diminuzioni nei tre valori che dobbiamo azzerare oppure delle carte che hanno un doppio utilizzo. Quelle chiare si usano una volta e poi basta alla fine del round, mentre quelle nere sono fisse e si utilizzano in ogni round. Questo crea un sistema di combo molto interessante. Il Club degli Spendaccioni mi è piaciuto.

Ho chiuso il day 1 provando Guelfi e Ghibellini di Mario Papini e Spell Saga della Fever Games. Il primo è un gioco con tanta carne a cuocere che ha spunti molto interessanti e qualche lentezza di troppo. Non ne voglio parlare più di tanto perchè ho la sensazione che il prodotto finito sarà abbastanza diverso da quello a cui ho avuto il piacere di giocare. Le premesse sono buone. Spell Saga mi ha incuriosito perchè è una sorta di gdr/storytelling in solitario. La Fever Games ha in programma un kickstarter per valutare quantomeno un cambio della grafica delle carte che in effetti è un po’ troppo approssimativa. Il gioco in sè ha delle meccaniche piuttosto semplici e punterà tutto sulla storia. E’ un gioco in solitario se la storia vi catturerà allora lo giocherete senza sosta fino a quando non ne verrete a capo.

Di fianco allo stand della Fever Games c’era quello della GateOnGames che presentava Bandits on Mars. Un gioco di carte che prende spunto dalla meccanica che ha reso famoso Fantascatti per espanderla e migliorarla. Si sono aggiunte parti tipicamente da memory con altre di destrezza e persino di difesa dei propri punti. Insomma un bel po’ di roba per un party game da 2-8 giocatori della durata di una ventina di minuti a partita. Segnalo, come da politica della casa editrice toscana, anche il prezzo più che accessibile, 15 euro.

Prima di andare via ho fatto un salto allo stand della Apokalypse Inc. Ho dato un’occhiata a Bucks, Bullets and Flowers. Il gioco come cura del particolare e delle meccaniche mi ha ricordato molto The Producer. L’ambientazione si sente molto ed è rifinita nei minimi particolari. E’ un gioco di controllo del territorio ma ha mille sfaccettature. Spero di poter giocare presto alla versione definitiva. Molto curata anche la grafica di CiVi che purtroppo non ho avuto occasione di provare.

Roberto Fraga e Andrea Vigiak

Roberto Fraga e Andrea Vigiak

Capitolo a parte merita la Pendragon Game Studio che ha organizzato due prove dedicate a blogger e giornalisti. La prima Captain Sonar con l’autore Roberto Fraga. E’ un gioco cooperativo a squadre, da 2 a 8 giocatori si sfidano guidando due sommergibili. Ogni sommergibile ha quattro figure: capitano, cacciatore, addetto alla meccanica e addetto ai dispositivi. L’azione si può svolgere in tempo reale o a turni. Il capitano dà gli ordini e riceve le info da tutto l’equipaggio, il cacciatore segue gli ordini del capitano avversario e cerca di carpire la posizione dell’avversario, l’addetto ai dispositivi “prepara” i supporti difensivi o offensivi del sommergibile ed infine l’addetto alla meccanica gestisce i danni che inevitabilmente arrivano. Ho provato a giocare 4 contro 4 in tempo reale ed è stato molto divertente. Un gioco che nella sua semplicità potrebbe svoltare parecchie serate soprattutto nelle associazioni o quando c’è molta gente al tavolo, magari durante le feste.

Il giorno dopo ho provato Last Friday. Io non sopporto molto i giochi stile Scotland Yard perchè in genere sono dei cloni con qualche colpo di make-up. Antonio Ferrara, l’autore, è riuscito a coniugare la sua passione per l’horror con un gioco che aggiunge qualcosa di diverso al genere. La partita può arrivare a quattro fasi diverse tra loro. Nella prima fase il maniaco dà la caccia ai campeggiatori che cercano riparo nei bungalow o mirano a raggiungere vivi l’alba. Nella seconda fase, di giorno, i campeggiatori cercano di vendicarsi ed uccidere il maniaco. Se ci riescono si arriva alla fase tre, la seconda notte, in cui il fantasma del maniaco torna sulla terra e cerca di fare la pelle al tizio che lo ha ucciso. Non dovesse riuscire nel suo intento si arriva alla quarta ed ultima fase. Il prescelto che ha superato la notte si arma di fede e coraggio e va a caccia del fantasma. Se lo trova vincono i campeggiatori altrimenti vince il maniaco.Ogni singola fase ha delle novità rispetto alla meccanica classica di questo tipo di giochi. Molto interessante. Per la storia io facevo parte dei campeggiatori e il maniaco, una bruttissima persona, ci ha battuto alla fine della seconda fase sfuggendoci con insospettabile agilità. In tema di Pendragon Game Studio potete dare un’occhiata alla mia recensione di Apollo XIII.

Questa è stata la mia esperienza a Play 2016, mi auguro sia stato interessante arrivare fin qui con la lettura. Vi ricordo che sulla pagina Facebook di Giochi e Giocatori trovate una photogallery dedicata alla kermesse modenese. Concludo con la lista dei giochi che ho portato a casa e di cui leggerete la recensione:

Ashes: Rise of Phoenixborn

Forbidden Stars

The Lord of the Ice garden

Bandits on Mars

Cthulhu Realms

Sigismundus Augustus

A questi titoli ho aggiunto un po’ di espansioni ma ve le risparmio 🙂 Buon Gioco a tutti.

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7 commenti

  1. Ciao,abbiamo provato insieme guelfi e ghibellini sabato pomeriggio.Condivido le tue impressioni sul gioco,infatti Papini ha già apportato alcune modifiche per snellirlo.La cosa che mi ha impressionato é il fatto che lui non sia un giocatore!!!(così mi ha detto),riuscendo comunque a creare giochi godibili dai gamers.Purtroppo non ho potuto provare Lancillotto ma attendo fiducioso Lucca per acquistarlo.Complimenti per il report!!!!
    Fabio

    • fabiopagano on

      Ciao Fabio, alla fine ci siamo comunque divertiti. Avrà tempo per svilupparlo il gioco. Forse il fatto che non sia un giocatore è un vantaggio, noi abbiamo la testa troppo piena di meccaniche, magari per un non giocatore trovare qualcosa di diverso sia più semplice. Ci vediamo alla prossima Fiera, per tutto il resto sai come trovarmi 🙂

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