Ashes: la rinascita dei Phoenixborn, recensione ed unboxing

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Nuova recensione di Armando Intignano. Questa volta tocca ad Ashes: la rinascita dei Phoenixborn il gioco di carte targato Asterion Press che è stato presentato al grande pubblico durante Play 2016. Vi lascio alle parole di Armando, ci rivediamo per il commento finale. Ashes ci trasporta nel mondo di Argaia, dove i valorosi Pheonixborn – potenti umani/maghi/guerrieri – dopo aver debellato la minaccia delle Chimere, sono spinti da una misteriosa forza interiore (il lore del gioco è ancora un po’ fumoso, ma di sicuro sarà presto esplicitato meglio) ad affrontarsi ed uccidersi al fine di riunire in un unico corpo – che ognuno anela sia il proprio – l’antico potere suddiviso tra di loro. Il gioco di Isaac Vega – già autore di altri prodotti di qualità, tra cui l’ottimo Dead of Winter per la medesima casa editrice – è edito da Plaid Hat Games e localizzato in Italia da Asterion, il che ha garantito delle eccellenti traduzioni e l’ingresso per direttissima nel circuito di gioco AsmOPlay.

Ashes è chiaramente un gioco di carte per due giocatori, nonostante la scatola riporti 2-4 persone. Come spesso capita per giochi del genere, infatti, la sua scalabilità non è eccellente perché, di fatto, è stato costruito per sfide a duello e con più persone risente del downtime, nonostante il sistema di gioco funzioni ugualmente senza intoppi. Ciò che rende grande questo gioco è il suo regolamento: semplicissimo. Molti giochi sono belli ed interessanti a fronte di un regolamento elefantiaco e milioni di eccezioni: personalmente non trovo questi giochi né belli né interessanti, nonostante ne abbia giocati diversi e mi sia pure divertito.
Leggendo in giro, su social e blog, il confronto immediato pare essere con Magic: anche in Ashes si può creare un proprio mazzo, utilizzare mana (e questo non è nemmeno vero in senso stretto), creare delle combo letali… ma migliaia di giochi funzionano così! Si tratta di design pattern, per dirla alla Walter Nuccio nel libro “La Progettazione dei Giochi da Tavolo“, comunissimi. In Ashes è la loro applicazione a fare davvero la differenza, anche da Magic (che, per inciso, il sottoscritto ama ed ha giocato per anni), rendendo questo gioco originale, più immediato e meno farraginoso.

Uno dei Phoenixborn

Uno dei Phoenixborn

Ogni giocatore controlla un Phoenixborn – che ha un valore di Vita, un valore di Esercito, che stabilisce quante creature può avere a sua difesa, un valore di Grimorio, che indica quante Magie di Preparazione può controllare contemporaneamente, e un potere personale attivabile durante il proprio turno – ed un mazzo di 30 carte che può contenere fino ad un massimo di 3 copie di ciascuna carta. Possiede inoltre 10 dadi, suddivisi tra i quattro tipi di magia al momento disponibile, Illusoria, Naturale, Rituale e Mentale, che servono per giocare ed attivare le proprie carte ed hanno anche un potere specifico attivabile autonomamente. In ogni round i turni sono alternati tra i giocatori, e in ogni turno si deve semplicemente fare una delle Azioni Principali disponibili (giocare o attivare una carta che abbia nel suo costo il simbolo dell’Azione Principale, oppure attaccare un’Unità avversaria o direttamente un Phoenixborn avversario, oppure passare) a cui si può aggiungere, prima o dopo, un’Azione Secondaria (giocare o attivare una carta che abbia nel suo costo il simbolo dell’Azione Secondaria, attivare il potere di un dado oppure Meditare, cioè scartare carte per girare altrettanti dadi sulle facce che possono esserci più utili). Quando tutti i giocatori hanno passato come propria Azione Principale, ha inizio un nuovo round. Inutile dire che tutto sta nell’ordine e nella combinazione in cui scegliamo di agire durante i nostri turni: d’altronde raggiungere l’immortalità non è cosa da tutti!.

Le azioni di Attacco mettono a confronto i valori di attaccante e difensore: se il difensore decide di contrattaccare, i duellanti s’infliggono danno vicendevolmente, ed entrambi risulteranno “esauriti”, quindi non utilizzabili nei turni successivi, così come qualsiasi carta venga attivata. E qui c’è il guizzo geniale di Vega: nonostante l’esaurimento possa sembrare una semplice azione di “tappaggio”, in realtà è fondamentale nelle strategie, in quanto può capitare che una stessa carta abbia più di un segnalino “esaurito” a pesarle sul groppone… e soltanto uno di questi viene tolto all’inizio di ogni round, quindi tale carta potrebbe stare in panchina per parecchio tempo!
Alcune carte chiamano in gioco delle Evocazioni, che non sono inserite nel nostro mazzo bensì sono sempre a nostra disposizione in un mazzo a parte: in pratica, per dare vita ad una strategia di un certo tipo non bisogna necessariamente attendere che la carta tanto anelata spunti fuori dalla pesca! Se a ciò si aggiunge che la prima mano di cinque carte può essere scelta e non è casuale, è chiaro che la costruzione tattica ha un ruolo importante ed è supportata da ottime idee di design.
Il regolamento è sostanzialmente questo (a cui si aggiungono poche altre regole sul recupero dei danni tra un round e l’altro, sul “riciclo” di alcune carte che stanno per essere scartate e sulla “focalizzazione” di talune magie, che se presenti in più di una copia all’interno del nostro Grimorio, oltre ad essere attivabili e quindi esauribili una per volta, regalano anche del potere aggiuntivo): l’essenza dell’esperienza di gioco è nel testo delle carte.

Setup di una partita a due giocatori

Setup di una partita a due giocatori

All’interno della confezione base – che di per sé è pensata per la vita eterna, visto lo spessore e la qualità – ci sono 40 dadi e 6 mazzi predefiniti con altrettanti Phoenixborn, per giocare immediatamente. I mazzi sono estremamente bilanciati tra di loro, pur presentando ognuno un personale approccio al duello, e ciò non fa che aumentare la caratterizzazione dei personaggi già egregiamente disegnati da Fernanda Suarez insieme alla grafica minimale, contemporanea e total-white dell’insieme. Oltre a costruire un proprio mazzo con le carte e i dadi forniti, il regolamento prevede anche una modalità draft, interessantissima per scoprire nuove combo ed abituarsi ad utilizzare al meglio le risorse che ci si ritrova. Due mazzi di espansione sono già stati rilasciati, altri due arriveranno, pare, quest’estate.
Ricapitolando: componentistica eccellente, disegni splendidi, ambientazione ottimamente rappresentata, meccaniche semplici ed originali, longevità a livelli altissimi (milioni di combinazioni di gioco già possibili nonostante, nella scatola base, le carte diverse tra loro, non contando le Evocazioni ed i Phoenixborn, siano solo 60), scalabilità medio-bassa, prezzo di € 49,90 adeguato alle aspettative, per un gioco che, prevedo, prenderà molto piede e diventerà un grande classico, proprio come Netrunner o Magic.

Armando Intignano

Sulla bontà del gioco sono d’accordo con Armando, siamo di fronte ad un chiaro candidato alla classifica finale dei migliori giochi del 2016. Nello specifico dei giochi di carte stiamo parlando di uno dei migliori prodotti degli ultimi anni. Ho sentito molte lamentele sulla presunta influenza della fortuna sul risultato della partita. Considerando che si può scegliere il mazzo, la mano iniziale, il numero di copie di una carta da tenere nel mazzo, resta da valutare solo l’impatto dei dadi. Il lancio dei dadi si può modificare in diverse maniere ed i dadi maggiori possono simulare anche i dadi minori. Ci sono molte carte e stratagemmi che permettono di cambiare il risultato del dado. Tutto sommato direi che la fortuna può incidere ma non si vince una partita ad Ashes: la rinascita dei Phoenixborn con la fortuna. In tema di giochi di carte vi consiglio di dare uno sguardo alla recensione di Bruti oppure a quella di 3Kings. Sulla pagina Facebook di Giochi e Giocatori trovate una photogallery dedicata ad Ashes: la rinascita dei Phoenixborn. Buona Visione e Buon Gioco.

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