The Oracle of Delphi, anteprima del nuovo gioco di Stefan Feld

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Stefan Feld è sicuramente il game designer di maggior successo degli ultimi tre o forse cinque anni. I suoi giochi da tavolo suscitano grandi attese tra i giocatori ed ormai si è formato una fan base molto solida. The Oracle of Delphi è la sua nuova fatica ed ha alcuni spunti d’interesse, a mio avviso, che mi hanno convinto a scrivere un’anteprima. Di solito non mi piace scrivere di un gioco dopo averne letto solo il regolamento, ma di tanto in tanto faccio qualche eccezione e The Oracle of Delphi è sicuramente una di queste. La produzione recente del game designer tedesco si è caratterizzata per le infinite possibilità di fare punti che i giochi concedevano ai giocatori. The Oracle of Delphi inverte questa tendenza, o per meglio dire la sposta. Lo scopo del gioco, infatti, è quello di entrare nelle grazie di Zeus e farsi portare sull’Olimpo. Per riuscirci bisogna portare a termine dodici missioni, tre per ognuna delle quattro diverse tipologie di missioni presenti nel gioco: distruggere mostri, costruire statue, costruire altari e portare offerte ai templi.

Alla fine non si fanno punti. Vince chi raggiunge per primo Zeus, posto al centro del board componibile, dopo aver completato tutte e dodici le missioni. Il setup del gioco è molto variabile a cominciare dalla composizione del board finendo, poi, con il posizionamento di città, statue, templi, offerte, mostri e quant’altro. Il gioco procede per round formati da turni. I turni sono divisi in tre fasi, sempre le stesse: controllo ferite, svolgimento azioni, consultare l’oracolo. La prima e la terza fase sono abbastanza semplici. La seconda, invece, è il fulcro del gioco ed è anche il cambiamento più evidente rispetto alla produzione recente di Stefan Feld.

Se prima i giochi di Feld erano caratterizzati da decine di modi di fare punti, The Oracle of Delphi è caratterizzato dalla moltitudine di azioni disponibili. Si possono fare azioni sfruttando le carte oracolo oppure i poteri degli dei, ma sono due possibilità one shot o una tantum se preferite. Il grosso delle azioni si fa con i dadi oracolo che sono tre per ogni giocatore ed hanno sei colori differenti. Ci sono azioni che si possono fare con ogni tipo di risultato ed azioni abbinate ad ogni colore. Se vi sta venendo in mente che la cosa possa essere un po’ troppo soggetta agli sbalzi d’umore della Dea Bendata tranquillizzatevi. Ci sono tutta una serie di “limitatori”. Le tessere favore degli dei possono cambiare il colore dei dadi, gli scudi difendono dai mostri o dalle aggressioni del titano, i poteri degli dei possono cambiare le regole del gioco così come alcuni oggetti che si recuperano durante il corso della partita.

Il board giocatore di The Oracle of Delphi

Il board giocatore di The Oracle of Delphi

Le missioni, quando completate, offrono delle ricompense differenti ma ugualmente potenti. Insomma il gioco mette in ballo molte molte possibilità di arrivare alla fine ed è difficile da giudicare leggendo solo le regole. E’ un’automobile che va vista in movimento. Di sicuro la componentistica sembra molto buona. Spero in una buona realizzazione grafica perchè i colori sono veramente fondamentali. Dalla lettura del regolamento non mi è sembrato che ci sia interazione diretta tra i giocatori, ma le possibilità di anticipare l’avversario di sicuro non mancano. La dipendenza dal linguaggio è nulla. In definitiva si può dire che Feld ha spostato l’estrema variabilità e varietà dei suoi giochi dalla fase di punteggio a quella di selezione delle azioni. E’ comunque un gioco che mi ha incuriosito e che cercherò di provare quanto prima possibile. Le foto che vedete nell’articolo sono prese dalla pagina di BoardGameGeek dedicata al gioco. Se volete recuperare qualche titolo precedente di Stefan Feld date un’occhiata ad Amerigo oppure ad Aquasphere. Buona Lettura e Buon Gioco.

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